Racconto – La madre entra nella casa

di Elisa Rovesta


La madre entra nella casa. La madre entra nella casa. La madre, stanca, agitata, pallida, entra nella casa. La madre entra nella casa in mezzo ai mobili lucidi, ai documenti sparsi sulla scrivania, alle lampade accese. La madre entra nella casa e, per farlo, sbatte la porta. Entra nella casa con il telefono in mano, le chiavi della macchina in tasca, gli occhi sbarrati, le labbra rigide. Ha la camicia con il logo dell’azienda, dà un calcio al barattolo di tabacco, lì per terra, quello che producono.

La madre entra nella casa che è madre da ventotto anni. Entra nella casa e con lei entrano l’eco dei rimbalzi del pallone nel cortile, il profumo del pupazzo del figlio, i film che hanno guardato insieme. Entra con le voci degli amici di suo figlio “Non sta molto bene in questo periodo”, le dicono. Entra con il sorriso del nipotino, con la frase “Sì, lo so, ma passerà”. La madre entra nella casa e vede le scarpe per terra, quelle del figlio, quel figlio che ha da ventotto anni. La madre ha le scarpe eleganti, gli occhi neri come quelli del figlio, i denti che battono, le gambe che tremano. La casa non ha rumori, alle pareti qualche quadro, fuori c’è la macchina del figlio.

La madre entra nella casa. Entra nella casa senza averlo detto al marito, è uscita di corsa, il figlio non rispondeva al telefono, ha preso la macchina ed è andata lì. Nella casa, quella adibita a magazzino, quella adiacente all’azienda, quella in un piazzale. Entra nella casa e urla. “Va tutto bene” dice al figlio quando lo trova. Va tutto bene. La madre è piena dei voti presi a scuola dal figlio, di quando si era ubriacato ed era stato male, della moto che gli aveva regalato, della sua amica che stava sempre con lui. “Va tutto bene”, gli dice.

Non c’è aria nella casa, c’è l’odore del tabacco, del sudore, del niente. Di quel niente che è arrivato, del tutto che si è fermato. La casa è piena di feste, delle camicie sbottonate del figlio, di quel tatuaggio così criticato fatto insieme all’amica, quella che stava sempre con lui. Quella che sarebbe arrivata il giorno dopo. Quella che non ha più potuto trovarlo. Nella casa ora ci sono poche parole: era solo un periodo, doveva essere solo un periodo, chi non sta male qualche volta, in fondo? Era solo un periodo, doveva essere solo un periodo. Ma poi passa, passa a tutti.

La madre prende in braccio il figlio. “Va tutto bene”, gli dice. La madre vede i piedi del figlio penzolanti, a pochi centimetri da terra, li rimette sullo sgabello, lì, in quella casa. Il figlio dondola, tace. Nessun rumore. La madre gli toglie la corda dal collo. “Va tutto bene, non è niente, ora passa”, sussurra. Lo stringe forte, gli tocca i capelli, trema. E il padre? La madre ha il telefono in mano ma “Va tutto bene” continua dire.

La madre entra nella casa, la madre urla, la madre bacia il figlio che ha avuto per ventotto anni. La casa ha un odore acre, di chiuso, di mai, di per sempre. Il telefono si illumina, il telefono della madre sta chiamando. Il figlio non respira. Il figlio non respira più. Intorno alla casa la luce diventa blu. Il suono delle sirene, le macchine della polizia, i medici che corrono verso la casa e si muovono veloci, lo coricano a terra, lo toccano, lo girano. Il figlio steso a terra. Il figlio resta a terra. Il figlio si ferma a ventotto anni. La madre resta madre. Guarda i presenti, uno ad uno. Guarda suo figlio. La madre dice: “Ssshhh, fate piano. Va tutto bene. Va tutto bene.”


Elisa Rovesta è autrice della rubrica Stili umani su Panorama.it e del corner Contemporanea Attitude su Prometeoliberato.com. Ha pubblicato libri di narrativa.

Il racconto è originale e inedito. I diritti e la proprietà intellettuale sono dell’autrice.

One thought on “Racconto – La madre entra nella casa”

  • Reply Arianna Longhini 27 Giugno 2025 at 17:28

    L’ ossessività della ripetizione rende vivida la tragicità del momento e l’angoscia della protagonista. Bella idea narrativa

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