Mi chiamo Silvia

Cresciuta in una casa in cui vigeva la regola: “sei abbastanza alta da poterlo prendere dalla libreria? Allora puoi leggerlo”, ho imparato a leggere con La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl e La nevrosi si può vincere di Herman Hesse, con Gelsomino nel paese dei bugiardi di Gianni Rodari e le Sorelle Materassi di Aldo Palazzeschi.

La mia regola era: due libri alla volta, uno con le figure e uno senza. Grazie a questo apprendistato sono uscita dall’infanzia con un’idea abbastanza precisa del mondo dei grandi -un postaccio- e della letteratura -un posto dove si può fare tutto, o quasi-.

Arrivata nel postaccio, ho deciso di ingentilirlo con studi di letteratura, antropologia e mediazione culturale, all’università, per mantenere un legame con le storie e scoprire quanti mondi ci sono in questo mondo.

Le storie mi hanno accompagnata alla Scuola Holden, dove ho proseguito gli studi.
La mediazione culturale mi ha portata a lavorare per sei anni con persone straniere: ragazzi di strada, migranti senza permesso di soggiorno, seconde generazioni. Le loro vite, le difficoltà nel comprendersi e il cercare un linguaggio comune, i silenzi che contenevano quel che si può e non si può raccontare mi hanno insegnato tanto di quel che so sulla comunicazione e sulla narrazione.

Se da dieci anni lavoro con la scrittura e con le storie, lo devo a loro.
E agli studenti, giovani e adulti, che ho incontrato nelle scuole di scrittura, in azienda, nelle biblioteche e nelle scuole.

Cosa faccio, in breve:

  • Insegno: tengo corsi e laboratori per chi vuole raccontare, per chi insegna e per chi vuole migliorare il racconto del proprio lavoro.
  • Progetto: corsi di scrittura, narrazione e comunicazione professionale per scuole ed enti di formazione.
  • Scrivo: per me e per altri. Racconto di libri e storie, occasionalmente scrivo o aiuto a scrivere discorsi per personaggi pubblici e contenuti per i loro social – soprattutto LinkedIn.

C’è chi è fatto della stessa materia dei sogni, chi del 60% d’acqua, chi di polvere di stelle. Io sono fatta di storie, di buon cibo da mangiare e cucinare e di peli di gatto (bianco) appiccicati ai vestiti (neri).