NOVE VITE di William Dalrymple

Alla ricerca del sacro nell’India moderna.


Dal risvolto:

Che cosa significa essere un asceta indù o una prostituta sacra, un mistico sufi o un tantrista necromante nell’India dei computer e dei centri commerciali? Le nove vicende qui raccolte, frutto di lunghi viaggi attraverso l’India (e di una magistrale conoscenza della sua storia), rivelano una singolare persistenza della fede e dei rituali in un mondo colpito da un mutamento convulso.

Da leggere se:

— ami le storie biografiche
William Dalrymple è un grande conoscitore dell’India, di cui ha scritto tanto. Questo libro, in particolare, è frutto di un’attenta riflessione sul ruolo del narratore;

Vent’anni fa, alla fine degli anni Ottanta, quando uscì il mio primo libro, Il Milione. Da Gerusalemme a Xanadu sulle orme di Marco Polo, la narrativa di viaggio mirava a mettere in luce il narratore: l’argomento erano le sue avventure, e le persone che incontrava erano in qualche modo ridotte a oggetti sullo sfondo. Con Nove vite ho cercato di rovesciare questa situazione, mantenendo il narratore saldamente nell’ombra e portando al centro della scena le vite delle persone che ho incontrato.

— hai bisogno di evadere.
Questo libro trasporta il lettore in un continente e in modi di vivere lontanissimi da quelli europei e, in generale, occidentali. Non si tratta, però, di una lettura leggera: Nove vite è tanto coinvolgente quanto profondo;


— hai già letto abbastanza paccottiglia su tradizioni e spiritualità indiana. Nove vite parla sì, di spiritualità, ma lo fa con cognizione di causa, prestando attenzione alla situazione economica e alla contemporaneità;

Lo sviluppo ha una velocità mozzafiato per chiunque sia abituato ai lentissimi ritmi di crescita dell’Europa occidentale: le costruzioni che in Inghilterra richiederebbero venticinque anni di lavoro, qui sono consegnate in sei mesi. Com’è noto, l’India sta già per superare il Giappone quale terza economia del mondo, e secondo stime della CIA supererà anche gli Stati Uniti entro il 2050 circa.
Tutto questo è così sorprendente che è facile dimenticare la fragilità e lo squilibrio di una tale crescita. Uscire da Gurgaun sull’autostrada per Jaipur significa tornare indietro nel tempo verso un mondo premoderno, più antico, più lento. Lasciandosi alle spalle la sede locale di Microsoft o Google Asia, nel giro di venti minuti automobili e camion cedono il posto a cammelli e carretti trainati da buoi, e giacche, jeans e berretti da baseball a polverosi dhoti di cotone e turbanti. È un’India completamente diversa, ed è qui, in luoghi sospesi tra modernità e tradizione, che sono ambientate molte delle storie di questo libro. 

Lettura obbligatoria: per chi ama l’antropologia e la buona scrittura.


Lascia perdere: se cerchi giudizi. William Dalrymple osserva e riporta ciò che vede al lettore senza la necessità di aggiungere la propria opinione. Questo è il suo grande pregio.


Cosa mi ha insegnato:

— la prefazione, come la maggior parte delle prefazioni di libri autobiografici e biografici non-fiction, ci regala informazioni sul metodo di lavoro e sull’esperienza dell’autore durante il viaggio e la scrittura; 

Nove vite entra nei particolari. Ci restituisce la realtà vissuta dall’autore dettaglio dopo dettaglio, senza fretta, minuziosamente, per 353 pagine. Alla fine di questo lungo viaggio ciò di cui si sente la mancanza sono proprio i dettagli, che ci permettono di entrare in questo mondo e di avere l’illusione di essere sempre stati a fianco dell’autore, per tutto il tempo.


Dal risvolto:

Nove vite sospese tra fragilità umana e convinzioni incrollabili, che Dalrymple, da vero scrittore, racconta nell’unico modo possibile, o forse solo nel più efficace: calandosi al loro interno fino ad ascoltarne – e restituirne – la voce inconfondibile.

L’autore:

William Dalrymple si è formato come storico a Cambridge, ha scritto numerosi libri sull’Asia Centrale, sulle sopravvivenze del mondo bizantino e sull’India, dove vive da anni.


Vuoi saperne di più? Puoi trovare tutte le info sul libro qui.

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