SMALL DATA di Martin Lindstrom

I piccoli indizi che svelano i grandi trend.


Dal risvolto:

Come uno Sherlock Holmes dei giorni nostri, Martin Lindstrom sfrutta il potere degli “small data” per andare alla ricerca delle prossime grandi innovazioni.
Reclutato dai brand più famosi del mondo per indagare sulla loro clientela, Martin Lindstrom passa trecento serate l’anno in casa di estranei, osservando attentamente ogni dettaglio per scoprire cosa vogliono davvero i consumatori e qual è il segreto per creare un brand o un prodotto di successo.
Lindstrom ci accompagna in un viaggio intorno al mondo che affascinerà i marketer più intraprendenti e chiunque voglia saperne di più sull’infinita varietà del comportamento umano.

Da leggere se:

— ti interessa la narrazione applicata al brand e al prodotto.
Small Data dedica ciascun capitolo a un brand/progetto da far conoscere o rilanciare, e uno dei metodi più efficaci è proprio quello di cercare le storie dentro o intorno al prodotto;

— vuoi migliorare che tue capacità di storyteller. 
Il grande protagonista di Small Data è l’acuto spirito di osservazione di Martin Lindstrom: l’autore guarda con attenzione il mondo che lo circonda e le case in cui entra, concentrandosi su dettagli e particolari insignificanti. È proprio grazie al suo sguardo che individua valori, bisogni e desideri nascosti nella disposizione delle calamite sul frigo, in un paio di vecchie scarpe da ginnastica, nell’architettura di una chiesa…

— vorresti leggere un bel libro che parli anche di corporate storytelling. 
Di solito questo argomento è trattato in modo tecnico in manuali o saggi. Small Data, invece, è narrativo e non vuole insegnare niente. Lindstrom, infatti, racconta semplicemente la propria esperienza, i momenti di difficoltà, i vicoli ciechi e le illuminazioni improvvise. Non impartisce lezioni, regole da applicare o formule che portano al successo sicuro. Racconta il proprio spirito d’osservazione, la sensibilità, la creatività che si fondono in modo unico e diverso per ogni sfida affrontata.


Dal risvolto:

In questo libro scoprirete che…

— Una vecchia scarpa da ginnastica trovata in casa di un undicenne tedesco ha condotto alla straordinaria trasformazione di LEGO.

— Una calamita trovata su un frigorifero in Siberia ha innescato una rivoluzione nei supermercati americani.

— Un paio di cuffie antirumore usato a diecimila metri da terra ha portato alla creazione del nuovo jingle ufficiale di Pepsi.

— Il modo in cui fedeli e turisti entrano in una chiesa di Roma ha contribuito a rivitalizzare i parchi divertimento Disney.

— L’orsacchiotto di una bambina austriaca ha rivoluzionato un brand di abbigliamento con mille punti vendita in venti paesi.

— Un semplice braccialetto ha aiutato Jenny Craig a incrementare la fidelizzazione della clientela del 159% in meno di un anno.

— L’ergonomia del cruscotto di un’auto ha ispirato la progettazione dell’aspirapolvere Roomba.


Lettura obbligatoria: per chi si occupa di brand e comunicazione.


Lascia perdere: se pensi che gli affari siano solo questione di soldi, non certo di storie e narrazione.


Cosa mi ha insegnato:


l’esistenza degli small data, di cui non avevo mai sentito parlare. Al contrario conoscevo i big data, di cui parlano tutti;

— il racconto della propria esperienza personale, che sia in ambito lavorativo o professionale, ha un valore aggiunto. Perché un racconto autobiografico sia interessante anche per chi legge, e non solo per chi scrive, c’è bisogno di rielaborare l’esperienza e di individuare gli elementi che appartengono solo al nostro vissuto e quelli che possono essere utili anche ad altri. Small data è una miniera di racconti autobiografici piacevoli da leggere e utili per il proprio lavoro, ma non solo: si parla di valori, paure, desiderio…

Qualcuno ha detto una volta che se vogliamo capire come vivono gli animali non dobbiamo andare allo zoo, ma nella giungla: ed è quello che faccio. Conducendo quella che chiamo subtext research («ricerca di messaggi impliciti», che spesso abbrevio in subtexting) – un processo che richiede di visitare i consumatori nelle loro case in tutto il mondo, raccogliere small data (indizi, osservazioni e idee) online e offline ed elaborare i dati raccolti, ovvero compiere uno «small data mining» – quasi sempre mi imbatto in un desiderio irrealizzato o non riconosciuto che può gettare le basi per un nuovo brand, un’innovazione di prodotto, un business.
Negli ultimi quindici anni ho intervistato migliaia di uomini, donne e bambini nelle loro case in 77 Paesi. Passo trecento notti l’anno in aereo o in albergo. Chiaramente non è una vita semplice: non ho un posto da chiamare casa, è difficile portare avanti una relazione ed è impossibile avere figli o animali domestici. Ma ci sono anche risvolti positivi, per esempio la possibilità di osservare le persone e le culture dal loro punto di vista, e cercare di rispondere a domande del tipo: Come si formano i gruppi di persone? Cosa pensano? A cosa aspirano, e perché? Come instaurano i legami sociali? Cosa distingue una cultura dall’altra? Qualcuna di queste credenze, abitudini o rituali trascende i confini della cultura in cui si manifesta?

L’autore:

Martin Lindstrom è consulente di alcune delle aziende più prestigiose del mondo, come Walt Disney Company, PepsiCo, Nestlé e Red Bull. È autore del bestseller internazionale Neuromarketing e di altri saggi. Nel 2015 uno studio indipendente condotto su 30.000 marketer ha eletto Lindstrom miglior esperto di brand building al mondo, mentre Thinkers 50 l’ha piazzato al diciottesimo posto tra gli esperti di business di tutto il mondo.

Vuoi saperne di più? Trovi tutte le info sul libro qui.

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