DONNA DELLE PULIZIE di Stephanie Land

Lavoro duro, paga bassa e la volontà di sopravvivere di una madre.


Dalla quarta di copertina:

Mia figlia imparò a camminare in un rifugio per senzatetto. Dieci anni fa scappai da una relazione abusiva e mi trasferii con Mia, all’epoca una bimba di nove mesi, in un rifugio per senzatetto.
Avevo 200 dollari in tasca e circa la stessa cifra in buoni spesa, e una famiglia che non poteva aiutarmi. Non solo, ero nel mezzo di una causa feroce per la custodia di mia figlia. Alla fine trovai lavoro come donna delle pulizie. 
Questa era la mia vita che nessuno conosceva, mentre lustravo quella degli altri, perché apparisse perfetta.


Da leggere se:

— ti interessa la non-fiction
Donna delle pulizie è una doccia – fredda – in una realtà fatta di lavori sottopagati, dedali per la richiesta di sussidi che terminano in vicoli ciechi, una società che ha dimenticato il significato di solidarietà e gentilezza.
È anche un memoir colmo di coraggio, speranza e determinazione, caratteristiche che Stephanie Land possiede in abbondanza, e che le hanno permesso di sfuggire a un contesto spietato per cambiare il proprio destino e raccontare questa storia.
Se ti interessano storie così ti consiglio anche questo libro;

— ti piacciono le storie che aprono nuovi mondi.
Donna delle pulizie penetra silenziosamente nei territori più intimi, protetti e privati di ciascun* di noi: le nostre case. L’autrice fa le pulizie mentre i proprietari sono al lavoro, dunque non incontra mai la maggior parte dei propri clienti; ma conosce tutto di loro. 
Le foto appese – o assenti – svelano il grado di felicità o infelicità degli abitanti, gli oggetti esposti e nascosti raccontano vizi, abitudini e ossessioni, i biglietti sul frigo sono la cartina tornasole delle relazioni di coppie e famiglie. Entriamo così nella Casa dell’Accumulatrice, nella Casa Triste, in quella Amorevole, nella Casa Porno, in quella dei Clown, nella Casa dello Chef…


Lettura obbligatoria: se pensi che la scrittura possa anche essere una forma di riscatto.


Lascia perdere: se pensi che la non-fiction non possa essere letteratura.


Cosa mi ha insegnato:

non serve una vita da romanzo per scrivere un memoir. È più importante, anzi fondamentale, guardarsi attorno e dentro, avere un proprio punto di vista e saperlo trasmettere;

Una volta la Fumatrice lasciò l’accendino accanto all’agenda, ma a parte il posacenere pulito che trovavo sotto il lavello, non c’era traccia di sigarette. Poi, un giorno, uscendo dal garage, notai un freezer. Lo aprii e rivelò stecche e stecche di Virginia Slims. Restai a fissarle, poi sorrisi, soddisfatta. Mistero risolto. 

Me la immaginavo, il mento posato sulla mano, a spegnere la sigaretta, emettendo un respiro fumoso verso l’aspiratore della cucina, per poi alzarsi, scuotere un po’ i capelli, svuotare il posacenere nel garage per poi, con grande cura, sciacquarlo e pulirlo accuratamente. Chissà se teneva in borsa le sigarette, o se era una cosa che faceva soltanto a casa, in quell’angolo della cucina. Non era un problema di fumo. Fumavo anch’io, di quando in quando. Non poteva importarmene di meno. Era la segretezza ad affascinarmi, tutta l’energia che impiegava per apparire perfetta e linda.

— ci sono tantissime storie interessanti in attesa di essere raccontate. Tante di queste storie sono patrimonio di narratori appartenenti a minoranze svantaggiate. Barbara Ehrenreich, la giornalista che ha dato la possibilità a Stephanie Land di raccontare la propria storia e che a sua volta ha scritto il libro reportage Una paga da fame. Come (non) si arriva alla fine del mese nel paese più ricco del mondo, ce lo ricorda.

Mentre “cameriera” è un termine gentile, che profuma di vassoi del tè, divise inamidate, Downton Abbey, in realtà il mondo della donne delle pulizie è incrostato di sudiciume e macchie di merda. Sturano i nostri scarichi intasati di peli pubici, hanno a che fare con i nostri panni sporchi, letteralmente e metaforicamente. Tuttavia, restano invisibili; ignorate dai politici e dalle politiche della nostra nazione, guardate dall’alto in basso quando si presentano a casa nostra. […]

Se questo libro sarà per voi fonte di ispirazione, cosa che ritengo possibile, ricordate quanto è stato vicino a non essere mai scritto. Stephanie avrebbe potuto cedere alla disperazione o alla stanchezza; avrebbe potuto subire una lesione invalidante al lavoro. Pensate a tutte le donne che, per ragioni simili, non riescono mai a raccontare la loro storia. Stephanie ci rammenta che là fuori sono milioni, ciascuna a suo modo eroica, in attesa di essere ascoltate.

L’autrice:

Dopo essere riuscita a diventare giornalista, Stephanie Land ha scritto per The New York Times, The Washington Post, The Guardian, Vox, Salon e molte altre riviste. Si occupa di giustizia sociale ed economica e vive con le sue due figlie a Missoula, Montana.


Vuoi saperne di più? Puoi leggere un interessante articolo di Mauro Portello su Doppiozero, o trovare tutte le altre info qui.

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