5 FALSI MITI SU DISCORSI E PRESENTAZIONI

Quello che i miei student* immaginano sul public speaking prima di cimentarsi con scalette e prove.

1.

Se sembra facile non significa che sia facile.

Non farti ingannare dalla disinvoltura del relatore/relatrice che tiene il palco per 40 minuti muovendosi con scioltezza, facendo battute come fosse tra amici e condividendo informazioni che potrebbero sembrare astruse, ma dette da lui/lei suonano così comprensibili…
Tutto questo non si chiama “fare una presentazione e presentarla è facile”.
Si chiama “professionalità = competenza ed efficacia”, qualità che richiedono studio e pratica per essere acquisite.
Significa che preparare una buona presentazione sia impossibile per chi non ha esperienza? Tutto il contrario! Basta prepararsi.

2.

Per fare una buona presentazione ci vuole tempo.

Ci vuole tempo per mettere a fuoco l’idea.
Tempo per cercare dati, informazioni, aneddoti, case histories utili a costruire il discorso.
Tempo per trovare l’ordine delle informazioni migliore per il contenuto e la circostanza. *** SPOILER *** L’ordine delle informazioni migliore non è il primo che viene in mente.
Ci vuole tempo per preparare slides che dialoghino con il testo e che non si sostituiscano al/alla relatore/relatrice.
E ci vuole tempo anche per provare e riprovare il discorso, magari videoregistrandosi per riguardarsi, riprendersi dallo shock iniziale e poi lavorare per migliorarsi.
Se non ci si fa prendere dall’impazienza i risultati arrivano.

3.

Sono introvers*, dunque il palco non fa per me: niente di più sbagliato.

Chi pensa “siccome non sono un animale da palcoscenico non potrò mai essere un* brav* speaker”, sbaglia di grosso.
Gli estroversi di solito sono più disinvolti sul palco e questo li porta a improvvisare. Per fare una buona presentazione, però, occorrono preparazione e costanza, caratteristiche tipiche degli introversi.
Gli introversi possono essere ottimi speaker proprio perché di solito amano approfondire, curare i dettagli e non si lasciano scoraggiare dalla ripetitività delle infinite prove necessarie.
Non sei ancora convint*? Leggi questo libro!

4.

Le prove non servono a niente: ne sei proprio sicur*?

Questo è il falso mito più duro da sfatare. Aver ripetuto una o due volte la scaletta del proprio discorso/presentazione non significa avere fatto le prove. Dopo una o due volte il discorso è zoppicante, il tono incerto, il linguaggio del corpo legnoso.
Per questo, per un* relatore/relatrice inespert*, ci vogliono decine di ripetizioni della scaletta o del testo del discorso per sentirsi a proprio agio. Solo così si padroneggia il contenuto e non c’è più bisogno di concentrarsi per ricordare le parole o i concetti. A questo punto ci si può dedicare alla parte performativa.

5.

Il discorso me lo penso, me lo scrivo, me lo presento. Funziona proprio così?

“Per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio” recita il proverbio Africano. Lo stesso vale per le presentazioni e i discorsi.
Posso essere il/la massim* espert* nella tal materia, ma questo non significa che il mio modo di ragionare o parlare sia facilmente comprensibile al pubblico. L’unico modo per scoprire se la mia è una comunicazione efficace è testarla con e su altre persone. Possibilmente prima di salire sul palco.
Per questo è importante aggiornarsi su ciò che altri hanno già detto o scritto sull’argomento, è fondamentale confrontarsi con esperti in materia e con persone che non ne sanno niente per verificare la propria credibilità e chiarezza, è necessario preparare slides chiare e belle da guardare, è decisivo fare le prove con un piccolo pubblico di persone fidate – o con un* coach – che sappiano dare un riscontro onesto su ciò che funziona e ciò che potrebbe essere migliorato. 


Preparare un discorso o una presentazione spesso viene vissuto come un peso, ma può diventare un’esperienza arricchente, piacevole e utile per la propria autostima.
Da anni tengo formazioni di gruppo e individuali su questo tema. Ogni volta è sorprendente vedere un’idea appena accennata che grazie a brainstorming e scalette si trasforma in una storia da condividere. È emozionante incontrare partecipanti dubbios* che prendono fiducia, anche grazie ai feedback e al supporto dei e delle compagn*, ed espongono il proprio discorso con chiarezza e padronanza.
Insomma, salire sul palco con una presentazione o discorso che coinvolgano il pubblico si può fare, anche per relatori e relatrici inespert*: l’importante è prepararsi al meglio.

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