SEGNAPOSTO di Annalisa Maitilasso

Racconto autobiografico scritto durante il corso online Writing Life per Scuola Holden

Siamo tutti a tavola. È venerdì santo. Un giorno illustre.
In altri tempi un giorno di tovaglie ricamate, inviti a pranzo, pasta al forno e una sfilza di secondi.
Invece è un venerdì santo in sordina. Mio padre ha preparato una pasta senza sale con qualche pomodoro sparso. Chi ha apparecchiato (forse io, anzi, con ogni probabilità io) si è dimenticato praticamente di tutto. Mancano i bicchieri, le forchette arrivano direttamente piantate nei piatti per risparmiare un viaggio (un viaggio di 40 cm che è quanto dista il tavolo dal piano cottura a casa mia), pane intero da staccare a morsi, coltelli non pervenuti (tanto mica c’è la carne).
L’unica cosa di cui mi sono assicurata è che il bavaglino sia ben allacciato al collo di mia figlia Leila, come una cintura di sicurezza, comunque utile come aprire l’ombrello quando arriva uno tsunami. Insomma, una tavola apparecchiata dalla pigrizia in persona o da chi ha cento mani, tutte impegnate in altre attività (cambiare magliette bagnate, portare bambine a pisciare, chattare sul telefono, vincere contro Masha e l’Orso la lotta per lo spegnimento della tv).

In altri tempi, mia madre sarebbe stata la prima ad additare la decadenza della tavola. Sarebbe stata inamovibile sull’urgenza di ristabilire le coordinate di un pasto… umano (non diciamo civilizzato o addirittura festivo). Mia madre, una donna elegante, pratica, colossale. Invece quasi non se ne accorge. Beh, bene! Non sarà certo negativo questo rilassamento dei costumi. Glielo chiediamo da sempre. Mollaci, mamma, non ti stressare per delle cazzate. E adesso lei ci molla, su tutti i fronti. Senza protestare.

Poi, a fine pasto, succede. Un dettaglio. Non so nemmeno perché me lo ricordo. Con uno sguardo intimidito, si rivolge a mio padre dicendo: – Non ci sono i tovaglioli, e mo’ come ci puliamo? – Lui fa un suo classico, minimizza. Cioè risponde prontamente con una versione del suo principio guida, “che sarà mai”: – Sai che facciamo? – suggerisce – ci puliamo sulla tovaglia.
E lei, lei lo fa.

Con un gesto da bambina educata si pulisce la bocca sporca di sugo e lascia un segnaposto rosso sulla tovaglia bianca. Poi, come se niente fosse, appoggia le mani in grembo, composta, e si gira di profilo. Lo sguardo mezzo indifferente, mezzo soddisfatto. Rimango immobile incassando un pugno allo stomaco. Un treno merci di pensieri mi sfila davanti a gran velocità. Mia madre si è trasformata in una bambina. Mia madre fa cose educatamente maleducate. Mia madre ha la faccia crespa di un’anziana e un piglio infantile dolcissimo. Mia madre col fazzoletto in testa. Mia madre è diventata mia nonna. Si sta staccando da terra. Sta morendo.
Sta morendo.


9 Comments SEGNAPOSTO di Annalisa Maitilasso

  1. Monica Regnoli

    Che bello. Quando come dice Paolo Nori vediamo le persone fuori dal pluriball del loro solito imballaggio…In realtà anche quello della vecchiaia e della malattia è un imballaggio,ma non ci hanno educato a vedere oltre le apparenze fisiche…

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    1. scriveredise

      Hai ragione Monica, i momenti in cui vediamo le persone fuori dal solito imballaggio sono preziosi, è come destarsi dal sonno.

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    1. scriveredise

      Ciao Grazia, sono contenta che il racconto di Annalisa ti sia piaciuto e che tu ti sia sentita coinvolta.
      È proprio per questo che ho chiesto ad Annalisa di pubblicarlo: mi sembrava che lei avesse trovato parole che potessero parlare anche a chi ha vissuto momenti simili di passaggio ma non ha trovato loro un nome.

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  2. Magda Miliano

    un racconto breve e intenso, una sensazione di “pugno nello stomaco” vedendo una madre che diventa bambina, sensazione che molte persone hanno provato e che Annalisa ha messo bene sulla pagina

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    1. scriveredise

      Grazie Magda, sono d’accordo con te. Il passaggio che racconta Annalisa è vissuto da molte persone. Il suo testo racconta la sensazione di pugno nello stomaco con parole precise, la chiama per nome. Questo, se non altro, può aiutare a riconoscersi, a sentirsi meno soli, meno persi.

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  3. Stefania

    Annalisa i miei complimenti!!
    L’immagine che hai definito in quanto ho letto è dai colori forti, ma abilmente tracciata sulla carta velina della vita.

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  4. Annalisa

    Grazie mille a tutte per i complimenti.
    Oltre al pugno nello stomaco, ho anche voluto riprodurre la paura della trasfigurazione, cioé quanto fa male provare tenerezza (una brutta tenerezza) per una persona rimpicciolita dalla malattia che fino a pochi mesi prima era una colonna portante.

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